Wednesday, November 25, 2009

Il paese del bel canto

Insulti, razzismo, cori di morte Balotelli negli stadi dell'odio

Andrea Sorrentino, La Repubblica, 24.11.2009, p. 67.

Domenica sera Mario Balotelli se ne stava bello pacioso in albergo a
Barcellona e intanto a Torino gli ultrà della Juventus, saltellando,
gli auguravano la morte. Al Dall´Ara, sabato sera, invece era in
campo, e al suo ingresso la curva del Bologna gli aveva fatto "solo"
buu, che volete che sia. Ormai è una persecuzione. In quasi tutti gli
stadi. I begli spiriti di cui abbonda il nostro paese, in questi casi,
hanno sempre pronte giustificazioni e assoluzioni oppure, peggio
ancora, spiegazioni logiche. La teoria più assurda, quindi la più
diffusa, è che la colpa sia proprio di Balotelli: comportandosi in
modo provocatorio, dicono, lui si tira addosso insulti e cori
razzisti, che poi razzisti non sono ma soltanto, e al massimo, esempi
di maleducazione. O anche: meglio non dare pubblicità a simili cori,
sennò si crea l´effetto emulazione. Ma intanto, a forza di assolvere e
spiegare e non dare pubblicità, gli stadi italiani sono precipitati in
un vortice di volgarità, maleducazione e orribile becerume, che li
rende i peggiori d´Europa, oltre che invivibili per famiglie e persone
perbene d´ogni genere.

Ieri José Mourinho non è voluto entrare nel merito della questione («È
una storia davvero vecchia, non posso fare niente per cambiarla, se
non aiutare Mario a giocare in un´atmosfera non positiva»): forse non
gli interessa moltissimo, forse lui è soltanto un uomo di campo e bada
al fatto tecnico, non ad altre storie. Scelte. Le stesse di Marcello
Lippi, in fondo: «Sul caso-Balotelli non ho nulla da dire», ha
mormorato ieri sera il ct. Quindi vedrete che la faccenda sarà
derubricata al solito scontro Inter-Juventus, ormai becerissimo perché
strascontato e strasentito, dato che ieri Mourinho ha sferrato il
solito fendente: «Mi piacerebbe tanto, fra due settimane, giocare
Juve-Inter a Torino. Però ci sono le regole e chissà che la partita
non sia a Torino», invocando dunque la squalifica del campo, che non
ci sarà.

E intanto gli stadi italiani precipitano. Si insulta e si offende, si
augura e si invoca la morte altrui, oppure si festeggia se muore
qualcuno, o si prendono di mira i parenti defunti dei protagonisti.
Sempre cantando, però, perché siamo il paese del bel canto e della
bella musica. Così quando trent´anni fa morì Vincenzo Paparelli prima
di un Roma-Lazio, non passarono che pochi mesi ed era già pronta la
canzoncina ad hoc. Così i 39 morti dell´Heysel hanno avuto degnissima
celebrazione in striscioni, scritte e cori vari da 24 anni in qua.
Così i tifosi napoletani da anni si sentono dare dei «colerosi e
terremotati», oppure gli augurano l´eruzione del Vesuvio per un
salutare «bagno di fuoco». Per non parlare delle offese alla mamma di
Marco Materazzi, scomparsa quando il giocatore era un bambino, o
quelle più recenti al suocero di De Rossi. Storie persino "normali",
in un paese in cui hanno impiccato un fantoccio di colore nero (a
Verona) oppure hanno inneggiato (a Roma) ai forni crematori e alla
"tigre" Arkan, criminale di guerra accusato di genocidio. Ma non
parliamone troppo di queste cosacce: hai visto mai che a qualcuno
venga voglia di imitarle.

<http://altrimondi.gazzetta.it/2009/11/insulti-razzismo-cori-di-morte.html>